Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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RECENSIONE CARTONATO: “EL MUERTO”

El Muerto 1(Storia originariamente comparsa sugli albi "El Muerto" e "La collina degli stivali", numeri 190 e 191)

 

di Lorenzo Barruscotto

 

Territorio Navajo, Arizona.

In una tranquilla marcia verso il villaggio centrale, Tiger Jack ed un giovane indiano stanno scortando un gruppo di muli carichi di provviste, le scorte invernali destinate alla Riserva, aiuti che il governo americano forniva annualmente agli agenti indiani, i quali avevano tra gli altri il compito di occuparsi di regolare i rapporti tra le varie tribù pellerossa ed il “grande padre bianco”, come veniva chiamato il presidente degli Stati Uniti. 

Sembra andare tutto per il verso giusto, quando ad una curva della pista, compare un gruppo di facce da galera tali da far esclamare perfino al taciturno Tiger che si tratta di un gran “brutto quartetto”.

Ed in effetti questo è uno di quei casi in cui l'abito fa il monaco, poiché gli uomini incrociati dai due indiani gettano ben presto la maschera, rivelandosi un pericoloso e violento branco di sciacalli, assalendo il fratello di sangue di Tex ed il suo giovane amico con inaudita violenza.

E con grande sorpresa apprendiamo che è proprio Aquila della Notte il vero obiettivo di quei farabutti, o per meglio dire del loro capo, il quale lascia andare Tiger, oramai sanguinante e pieno di lividi e ferite, con un messaggio ben preciso da riferire al Ranger.

Soltanto la straordinaria tempra del Navajo unita al desiderio di vendetta riescono a sostenerlo permettendogli di raggiungere i primi hogan, vale a dire le prime capanne, del villaggio.

Il giorno dopo Tex è già sulle tracce degli aggressori, a Wingate, un villaggio situato poco distante dal confine della Riserva, dove parlando con il suo amico sceriffo scopre che i cinque uomini che cerca erano passati di lì alcuni giorni prima.

L'arrivo della diligenza, sulla quale dovrebbe esserci anche Kit Willer, invece di costituire un momento di gioia per il paese, come accadeva solitamente, fornisce un'ulteriore prova della crudeltà umana e, per quella che ormai non è certamente una coincidenza ma sembra piuttosto parte di un dannatissimo piano per colpirlo, Tex vede uscire dall'abitacolo proprio il figlio ferito gravemente per mano dello stesso balordo dalla “faccia da teschio”, per mutuare le parole dello spaventato postiglione chiamato a riferire l'accaduto.

Ormai è chiaro che si tratta di una questione personale, una macchinazione ben organizzata, ideata al solo scopo di provocare Tex e farlo cedere ad un ricatto, spingendolo a trovarsi in un certo posto ad una certa data.

Ma cosa vuole quella specie di mummia?

Una cosa semplicissima: un duello con il più famoso ranger della Frontiera.

Le sue motivazioni però rimangono un enigma che almeno per ora sembra destinato a rimanere tale.

Quindi, toccandolo negli affetti, el Muerto, così si chiama il misterioso avversario che non fa nulla per nascondere l'appellativo con cui è conosciuto, ha voluto costringerlo a non poter ignorare la sfida, ben sapendo che il Ranger non è uomo da accettare una provocazione senza un motivo più che valido.

I disegni dell'insuperabile Galep in uno stato di grazia ci permettono di essere coinvolti nella vicenda come se fossimo testimoni oculari dei fatti. Ed a tutti i texiani duri e puri spunta un malinconico e compiaciuto sorriso quando vediamo Kit Willer dare sfoggio della sua abilità nel lancio del pugnale, sfilandolo dalla famosissima guaina che ha sulla schiena ed impugnandolo quindi da dietro la nuca. Guaina regalatagli dal padre in una lontanissima avventura, quando “il figlio di Tex” stava ancora imparando, addestrato da Aquila della Notte e Tiger Jack.

Non solo cavalchiamo invisibili al fianco dell'intrepido tutore della legge all'inseguimento dei banditi, ma ci viene fornito anche un realistico scorcio della vita in una cittadina del West, poiché siamo anche noi ospiti dell'albergo in cui il Nostro fa una sosta per lavarsi di dosso la polvere ed il sudore dopo la lunga galoppata, camminiamo anche noi chiacchierando con lo sceriffo locale per la main street del paese e ci siamo anche noi al banco del saloon chiedendo al barista di darci una birra fresca per sciacquare via l'arsura del deserto dalla nostra gola.

Purtroppo i momenti di tranquillità non sono destinati a durare a lungo e dopo aver visto morire un amico, restiamo stupiti dal fatto che gli assassini non solo non si nascondono ma fanno di tutto per attirare l'attenzione.

Bene, se è questo quello che vogliono, loro sono cinque e nella Colt ci sono sei pallottole… una è d'avanzo.

Dando prova di coraggio, nervi saldi e nobiltà d'animo di fronte a tutto il paese, pieno di pecoroni che si sentono forti solamente quando, per citare lo stesso Tex, “si tratta di prendere a calci un povero cane randagio”, il Ranger affronta a viso aperto i suoi avversari, facendo rimanere di stucco perfino colui che ha messo in piedi tutta questa pantomima per trovarselo davanti.

Sarebbe un modo per chiudere la partita ma purtroppo la presenza di un ostaggio complica le cose, anzi le ribalta addirittura.

Ma El Muerto ha altri piani e si limita a ricordare quanto “ci tenga” a quel famoso appuntamento.

El Muerto 2

"Disegno di Lorenzo Barruscotto, Tributo a Villa"

Ormai non c'è scelta, tutto ciò che Tex può fare è montare in sella e dirigersi verso il piccolo villaggio abbandonato di Pueblo Feliz, nome che è una vera beffa in confronto a ciò che poi vi accadrà, accettando di giocare secondo le regole del nemico.

Però, prima di arrivare al luogo dell'appuntamento, appena avevamo formulato il pensiero che fino all'indomani non avremmo dovuto inciampare in altri guai dal momento che l'avversario aveva dimostrato se non un certo senso dell'onore per lo meno una vera fissazione per il duello, i fatti smentiscono i nostri ragionamenti: una detonazione echeggia tra le pareti di un canyon ed il nostro cavallo con un acuto nitrito stramazza al suolo mortalmente colpito.

Maledizione, abbiamo fatto appena in tempo a saltare giù di sella e schizzare al riparo ma la situazione non è delle migliori, con le munizioni di riserva rimaste nelle sacche della sella.

Il valore di Tex permette di ridurre il numero dei pendagli da forca che lo stanno bersagliando di pallottole ma inevitabilmente dopo l'ultima cartuccia il cane della Colt scatta a vuoto.

E prima che possiamo ricaricare il tamburo con gli ultimi proiettili rimasti nel cinturone, uno degli avversari ci sorprende spuntandoci alle spalle. Noi restiamo come congelati ma negli occhi di Aquila della Notte non c'è spazio per la paura. E la sola espressione che gli si può leggere in faccia è disgusto nei confronti di quel branco di vigliacchi.

Tutto sembra sul punto di finire, quando inaspettato come un miracolo e svelto come un puma, un alleato che non ci saremmo mai sognati di veder comparire ci toglie dalla spiacevole situazione di trovarci dalla parte sbagliata del mirino, saltando addosso al tizio che ci aveva colto di sorpresa.

Lo avevo detto che era dotato di una tempra straordinaria e la sua rabbia e sete di vendetta sono ben lontane dall'essersi attenuate.

La musica è cambiata per i due scannagatti rimasti e se ad uno pensa Tex senza dargli neanche il tempo di aprire bocca prima che un tiro ben piazzato lo zittisca per sempre, lasciamo che dell'altro si occupi l'amico che ci ha cavato dai guai.

Bisogna correre poiché quel verme ha gettato pistola e dignità dimostrando tutta la sua ignobile codardia dandosela a gambe in una fuga disperata.

Inutile scappare quando si ha alle calcagna un tale avversario, spinto da giusta ira e motivato a saldare con il sangue il debito che quella carogna ha contratto con le genti Navajos.

Non c'è pietà, non c'è quartiere.

C'è solo il piombo che fa precipitare nel più buio degli inferni un miserabile traditore.

Non manca molto per raggiungere Pueblo Feliz.

Nonostante il piccolo contrattempo, che poi scopriremo non essere farina del sacco del “cadavere ambulante” che ci aspetta, siamo giunti in tempo: è il tramonto.

E sulla boot hill, “La collina degli stivali” come era chiamata a quei tempi la zona del camposanto di un villaggio, ci attende il nostro destino.

Un incontro con un tipo particolarmente originale ma del tutto innocuo e simpatico stempera la tensione che però si fa sentire serpeggiando tra le pagine del volume, mentre seguiamo Tex che, dopo aver salutato il suo pard, arriva in vista delle prime lapidi, mentre gli ultimi raggi del sole creano lugubri ombre con le croci di pietra sparse sul terreno.

“Un'ultima palata e sono da te” è il benvenuto che el Muerto dà al Ranger, mentre finisce di scavare una tomba, quella che uno dei due avversari ineluttabilmente andrà a riempire tra poco.

I due nemici si fronteggiano, a pochi passi di distanza, con le mani vicine alle pistole ma non è ancora tempo di lasciare la parola alle Colt. Prima dobbiamo ancora capire chi diavolo sia quell'ostinato farabutto e perché ci abbia voluti a tutti i costi in quel cimitero.

Beh, amigos, ovviamente noi non ci siamo davvero ma ditemi se, col procedere della lettura, anche voi non sentite una strana sensazione alla vostra mano, quella con cui solitamente sparate o prendere il bicchiere di whisky dal bancone, come se le dita, nonostante in realtà le stiate usando solamente per voltare le pagine, siano contratte in una posizione non proprio naturale, quasi a cercare una presa fluida e ferrea allo stesso tempo...

E' ora di scoprire le carte.

Finalmente sapremo la vera identità di el Muerto: tramite un flashback riviviamo un ricordo di Tex che è rimasto esterrefatto quando finalmente la sua memoria ha messo a fuoco le immagini, riportando a galla frammenti ormai sepolti dalla sabbia del tempo.

Una rapina ad una diligenza sfociata in un massacro, tre fratelli sanguinari rifugiatisi in una fatiscente catapecchia eletta a temporaneo rifugio, un ranger solitario sulle loro tracce, una Colt pronta a sputare la sua sentenza di morte.

Ci dimentichiamo per un momento quasi completamente del duello e del beccamorto che abbiamo di fronte quando veniamo travolti dal susseguirsi degli eventi nell'avvincente e drammatico racconto che spiega come sia nato il tetro ma calzante soprannome del crudele pistolero: la feroce lotta per la vita ingaggiata contro i banditi, un lume che finisce a terra durante la colluttazione,

il fuoco che divampa rapido e letale, spaventoso assaggio dell'inferno, una voce invocante aiuto udita tra il fumo e le fiamme mentre usciamo dalla capanna un attimo prima che il tetto ci crolli sulla testa, ormai divorato completamente dall'incendio e l'angoscioso tentativo di sfuggire ad una orribile fine di un uomo che si aggrappa alla vita soltanto per seminare altra morte, soltanto per vendicarsi.

Un uomo che per quanto orrendamente deturpato riesce a salvarsi ma che perde tutto ciò che lo rende umano, decidendo di vivere per uccidere, di vivere odiando tutto e tutti, e sopra ogni altra cosa, odiando il colpevole, a suo dire, di quella tragedia: Tex Willer.

Ormai il tempo delle parole è finito. Manca solo l'ultimo atto.

Ma non ci sarà bisogno di contare fino a cinque né di aspettare il rintocco di un campanile, per dare inizio al duello: ci penserà un carillon contenuto in un medaglione, con la sua triste canzone, resa incerta dal tempo e dalla ruggine.

Nessuno dei due avversari sa quando il silenzio quasi irreale calato sul cimitero verrà rotto dalla prima nota della melodia proveniente da quel vecchio “gingillo”.

Entrambi i contendenti sono come congelati, i loro occhi definiscono le loro emozioni: odio mescolato a fremente eccitazione per el Muerto, freddezza e glaciale sicurezza per Tex.

Mentre osserviamo rapiti la scena magistralmente illustrata dalle chine di Galleppini, non possiamo fare a meno di riportare alla mente un paio di classici duelli di altrettanti film western entrati nella storia del Cinema: ci sembra quasi di avvertire in sottofondo la struggente tromba che sottolinea la drammaticità del momento nello scontro finale tra l'Indio ed il colonnello Douglas Mortimer, con un giovane Clint Eastwood a fare da spettatore, in “Per qualche dollaro in più”, nel quale un altro carillon era il protagonista anche se in quell'occasione si doveva sparare quando la musica finiva, mentre i vividi primi piani carichi di pathos ed il fatto di dover lottare per la propria vita a pochi passi da una tomba in attesa del suo inquilino, ci fanno pensare ad un altro famosissimo finale, l'insolito duello a tre ne “Il buono, il brutto e il cattivo”.

Nelle pagine dell'albo la suspense è tale da permetterci quasi di percepire il battito cardiaco degli avversari, di sentire una sottile brezza accarezzare anche il nostro volto, di avere la salivazione azzerata ed i muscoli pronti a guizzare per estrarre la Colt.

I secondi diventano ore... il tempo sembra fermarsi, come se anch'esso trattenesse il respiro.

Improvvisi, fulminei, due spari esplosi quasi all'unisono.

La morte ha ottenuto il suo tributo di sangue ed il fato si è compiuto.

Due uomini si sono dati appuntamento sulla “boot hill” di Pueblo Feliz, il primo animato da un sentimento che corrode il cuore e distrugge l'anima, la vendetta, ed il secondo spinto unicamente da onore e senso di giustizia, ma soltanto uno tornerà ad imboccare il sentiero che porta al villaggio, soltanto uno rimonterà in sella per galoppare nella fioca luce dell'imbrunire e lasciarsi alle spalle quel mucchio di ruderi pieni di fantasmi. Soltanto uno.

Il più rapido, il più meritevole. O forse semplicemente il più fortunato.

L'altro rimarrà per sempre nel piccolo cimitero sulla collina, ad occupare quella fossa scavata di fresco.

Ricordatevi il suo nome, quando lo inciderete sulla croce per la tomba: si chiamava...

  

Testi: G.L. Bonelli

Disegni: Aurelio Galleppini

 El Muerto 3

"Disegno di Lorenzo Barruscotto, Tributo a Galep"

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