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Tutti i fumetti che hanno fatto l'Italia

tutti fumetti alfattidi Giuseppe Pollicelli*

È fermamente convinto che ancora oggi i fumetti non godano della considerazione che meritano, il giornalista romano Roberto Alfatti Appetiti, quindi ha dato alle stampe un libro in cui si cerca soprattutto di dimostrare quanto il fumetto, da un secolo in qua, abbia saputo farsi interprete - a volte persino influenzandoli - dei mutamenti e delle tendenze della società italiana. Ne I fumetti che hanno fatto l’Italia. Breve storia dei comics nel Bel Paese (Ed. Giubilei Regnani, pp. 172, euro 14) è raccolta una trentina di elzeviri che, oltre a comporre una sintetica storia del fumetto di casa nostra dal 1908 (anno di nascita del “Corriere dei Piccoli”) in poi, hanno il merito di occuparsi non soltanto di Tex o Andrea Pazienza ma anche di opere e autori poco noti, i quali sono però strettamente connessi (anche quando non italiani) alle vicende della storia e della cronaca del nostro Paese. Nel libro si parla ad esempio del Sor Pampurio di Carlo Bisi e del consolidarsi della piccola borghesia durante il fascismo; del Commissario Spada di Gonano e De Luca e del terrorismo politico in Italia; perfino del Rat Noir del francese Jack Marchal, che divenne - col nome di Topo Mis - una sorta di mascotte de “La voce della fogna”, la battagliera rivista della Nuova Destra uscita tra il 1974 e il 1983. Un omaggio che Alfatti Appetiti ha voluto tributare alle proprie simpatie politiche e, dunque, alla sua personale parabola umana e intellettuale.

*Articolo apparso su “Libero” del 24 marzo 2015. Per gentile concessione dell'autore.

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