Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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L'Editoriale - Lucca 2018: cosa aspettarsi

lucca2018

Di Alessandro Bottero

Anche quest’anno vado a Lucca. è dagli anni ’80 che ci vado. Prima come appassionato, e poi come professionista del settore. L’ho vista passare dal palazzetto dello sport, tutta contenuta in un’unica struttura, a realtà sparsa per tutta la città, alla ricerca anno dopo anno di spazi e piazze nuove dove infilare padiglioni. Non so se questa “Lucchizzazione” di Lucca mi piaccia. D’altro canto nemmeno mi dispiace. È una kermesse. Quando una città di 90.000 abitanti in cinque giorni vede arrivare oltre 200.000 appassionati diventa un evento degno di essere studiato. Se fossi un sociologo ne farei oggetto di studio. Lucca comics & Games come il Burning Man nel deserto del sudovest USA. Aggregazioni sociali che convergono per tot tempo in un unico punto e poi si dissolvono nella vita di tutti i giorni, fino all’appuntamento successivo. Credo ne uscirebbe un saggio interessante. In fin dei conti quanti altri eventi conoscete in Italia che raccolgono oltre 200.000 persone per cinque giorni tutte nella stessa località senza che accadano problemi di ordine pubblico. Senza violenze, senza tafferugli, senza ubriacature, o altre cose? E il tutto non con questa massa di persone contenute e “ingabbiate” in uno stadio, in un settore, in una arena di concerti, ma libera di girare per una città d’arte, senza che poi si debbano denunciare atti vandalici. Sociologicamente è un evento unico, e devo dire di essere abbastanza stupito che nessuno ne abbia fatto oggetto di analisi. Ma forse è anche bene così. Quando la cultura rispettabile entra in campo spesso il gioco finisce e subentra la noia. Vivisezionare l’evento Lucca probabilmente lo ucciderebbe.

Torno a Lucca dicevo, una Lucca Comics & Games che ormai è sovrapposta in modo quasi totale alla Lucca città. Questo, ad esempio, non accade per gli altri eventi simili a Lucca nel mondo. Il San Diego Comicon, o il Comiket di Tokyo NON si sovrappongono alle città dove si svolgono. Né il salone di Barcellona o il Salone del libro di Francoforte. Sono tutti eventi circoscritti. Lucca invece è un evento diffuso per la rete urbana. Certo questo rende a volte difficile godere di tutto quel che succede. L’atomizzazione delle strutture fa sì che sia difficile passare da un luogo all’altro. Non impossibile certo, ma difficile.

Cosa mi aspetto da quest’edizione? Nulla. Cosa posso aspettarmi da una realtà che vive di vita propria ed è – se vogliamo – prigioniera del suo successo. Lucca DEVE essere sempre più grande e immensa di anno in anno, e ogni singolo evento inserito all’interno del programma DEVE essere mirato al maggior numero possibile di spettatori. Quindi è inevitabile – e anche inevitabile – che si ragioni all’interno della logica dell’evento nell’evento. Sempre più novità, sempre più edizioni speciali e uniche per Lucca Comics, sempre più autori di richiamo, sempre più celebrazioni (ma non per riflettere sulla storia, bensì per spettacolarizzare l’esistente).

Quando mi dite “90 anni di Topolino!!!” “70 anni di Tex!!!” mi aspetterei accanto ai comprensibili momenti promozionali di vendita e marketing , anche convegni leggermente più seri – magari con molti meno spettatori, ma non per questo meno indispensabili – dove si rifletta sulla storia di quel novantesimo, sulla storia di quel settantesimo. Perché se non si mantiene viva la memoria, si vive in un eterno presente privo di senso. Verranno tre spettatori mentre al gioco sulle fake news la sala sarà piena? E cosa importa? Entrambi i momenti dovrebbero avere pari dignità ed entrambi i momenti dovrebbero avere lo stesso spazio in cartellone. Promozione commerciale e memoria. Richiamo spettacolare e riflessione sul passato.

Sicuramente gli editori (quasi tutti) venderanno tanto. Sicuramente gli editori (quasi tutti) avranno una boccata di ossigeno, e torneranno a casa con una liquidità che permetterà di resistere per qualche mese. Ma il mercato del fumetto non è Lucca. Non può essere solo Lucca. il fatturato di molti editori medio/piccoli non può basarsi almeno per il 50% su Lucca.

Mi chiedo… se il futuro era il fumetto in digitale, perché Panini o Bonelli fino ad ora nei loro padiglioni non hanno mai messo una struttura per la vendita di fumetti in digitale, con pagamento attraverso bancomat , carta di credito, o app da cellulare? Forse perché non è vero che le vendite dei fumetti in digitale siano così alte, o perlomeno non abbastanza da giustificare i costi per l’utilizzo di simili apparecchiature nei padiglioni?

Cosa mi aspetto da Lucca…incontrare amici che non vedo da tempo, passare delle belle giornate, e trovare il tempo di parlare di fumetto con chi lo ama come me.

Tutto il resto è un di più.

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